Translate

martedì 31 luglio 2012

La due giorni di Marano (1/2)

Sabato 28 luglio 2012, ore 10. Questa volta si pedala in compagnia del mio compagno di mille kilometri, Antonio, ma soprattutto con qualche miglioria nell'equipaggiamento: ho acquistato un caschetto e un pantaloncino con fondello.
Presentatomi con un po' di ritardo al punto di incontro, decidiamo di seguire l'itinerario da me preparato, che consisteva nel visitare il Castello Monteleone e la Torre Caracciolo nella parte alta di Marano di Napoli e, ritornando verso casa, il Mausoleo del Ciaurro, nel centro della cittadina.

Prima di partire, però, Antonio chiede una sosta tecnica per effettuare una piccola riparazione alla sua bici.


Castello Monteleone - Facciata nord
Alle ore 11, si parte (questa volta sul serio); giungiamo alla rotonda di Maradona senza eccessive difficoltà e da lì imbocchiamo via Castel Belvedere, nel comune di Marano. Appena superata la rotonda ci imbattiamo in una salitella (superata con non pochi sforzi) al culmine della quale, in un vicoletto sulla destra, troviamo il Castello Monteleone.




Castello Monteleone - Facciata est - Ingresso
Il Castello Monteleone sorge sull'antico confine tra il Ducato di Napoli e quello normanno di Aversa, probabilmente su un antico pomerio romano. Federico II lo fece edificare nel 1227 e lo utilizzò come dimora di caccia; fu distrutto dai paesani nel 1250 alla morte del re e ricostruito per volere di Carlo I d'Angiò nel 1275 (fra gli architetti che diressero i lavori vi è Pietro Chaule, il quale progettò anche il Maschio Angioino di Napoli).

Castello Monteleone - Facciata nord
Il castello è a pianta quadrata con sei torri, negli angoli e nella facciata nord e sud: in particolare, due torri sono rivolte verso l'agro giuglianese e le altre quattro verso il cratere in cui sorge Quarto. La corte interna non è visitabile, in quanto il castello è di proprietà privata, infatti, vediamo all'interno alcune donne che svolgono svariate mansioni; peccato, sarebbe interessante poter accedere all'interno.


Ripartiamo con buona lena verso la seconda meta, la Torre Caracciolo. Proseguiamo in via Castel Belvedere, lungo un tragitto per ora caratterizzato da tratti pianeggianti o in leggerissima salita, alternati a rampe più ripide, che, una volta, ci hanno costretto a mettere i piedi a terra. Proseguiamo fino alla rotonda che ci immette, svoltando a destra, in via San Marco: il tratto iniziale della strada ricorda una delle tante strade di Posillipo in quanto su ambo i lati vi sono querce, le cui radici hanno fortemente deformato il manto stradale. La strada anche qui sale, ed anche parecchio per le nostre scarse doti da scalatori, per cui scendiamo dalla bici e saliamo il tratto finale a piedi; non appena la strada spiana, ci rimettiamo in bici e pedaliamo, diretti verso via Marano-Quarto. Inaspettatamente, il tratto iniziale è in discesa, per cui giungiamo immediatamente alla rotonda dove dobbiamo svoltare a destra, in Via Recca.

Antonio - Appena ripartiti verso casa
Non credo di poter usare parole diverse: questa strada per noi è un muro, per cui scendiamo dalle bici e proviamo a salire a piedi. La via Recca, inoltre, è una strada priva di ripari dal sole e di negozi alimentari, dove poter fare qualche rifornimento, quindi, ignorando quanta salita dovevamo ancora percorrere, decidiamo di fare dietro front verso casa. Eravamo arrivati piuttosto in alto nonostante tutto.

Ovviamente, adesso ci toccavano lunghi tratti di discesa, per cui riusciamo a tornare rapidamente nel territorio di Villaricca e quindi verso casa.

Se da un lato c'è da essere insoddisfatti per non essere riusciti a portare a termine l'itinerario, dall'altro possiamo essere contenti del fatto che siamo comunque arrivati piuttosto in alto.

 Fonti
  1. Sistema Informativo Territoriale - Museo diffuso - Castello Monteleone

giovedì 26 luglio 2012

Un'uscita improvvisata

La mia prima uscita in bici è datata Venerdì 20 Luglio 2012; se la memoria non mi inganna, non pedalavo da quasi due anni. A tenermi lontano dalle due ruote è stata la cattiva forma fisica, dovuta alla sedentarietà, e l'incubo del dolore al soprasella.
Questa volta sapevo di avere una forma fisica migliore, ma per il dolore, potevo solo sperare che questo non si presentasse.

Il mio equipaggiamento era, in quel momento, incompleto: un pantaloncino, una maglietta (non specifici nè per la corsa nè per la bici), scarpe da corsa, una mountain bike, una macchina fotografica e il mio telefono cellulare munito di fotocamera e di una app che memorizza tutte le informazioni sulle sessioni di allenamento.


Appena pronto, sono partito, la prima tappa era la strada dove di solito corro, Google Maps la chiama Strada Vicinale del Lagno (io pensavo non ce lo avesse, essendo che fin poco fa non esisteva sulle mappe). Prima di iniziare volevo salutare alcuni amici; una volta fatto, sono partito, senza una meta chiara, per cui ho un po' improvvisato.

Appena immesso nella viabilità ordinaria, mi sono diretto verso il centro di Calvizzano; giunto al Municipio, ho svoltato a destra, in direzione via Sandro Pertini e l'ho percorsa finchè non sono giunto all'incrocio con via Aldo Moro. Ho svoltato a sinistra e la strada ha iniziato  lievemente a salire: ho messo rapporti più agili e non ho forzato l'andatura. Dopo aver percorso tutta la strada, ho girato a destra e mi sono immesso in via della Resistenza. La strada adesso scendeva, per cui ho toccato discrete velocità; la mia paura più grande era quella di essere scaraventato a terra da un'auto che usciva da un accesso privato o un parcheggio. Pur correndo qualche rischio, sono riuscito ad arrivare all'incrocio dopo il quale inizia il comune di Qualiano.

Appena superato, però, vengo immediatamente trattato come un corpo estraneo alla strada. Alcuni ragazzi su un motorino mi hanno dedicato dei versi strani, simili a dei nitriti (mah !). Giunto a piazza Kennedy, ho svoltato a sinistra in via Campana e arrivo al ponte di Surriento.



Il ponte è abbastanza stretto, ci passa giusto un'automobile alla volta per senso di marcia, ma è molto trafficato; quella sera, infatti ho trovato alcune auto incolonnate.
Ho deciso,perciò, di fare una pausa in uno spazio antecedente al ponte, dove è posta una lapide marmorea a testimonianza dell'opera realizzata.






Immagine presa dal sito web "Museo diffuso"




Il ponte fu costruito su ordine di Ferdinando II delle Due Sicilie nel 1850, per meglio collegare l'agro giuglianese col porto di Pozzuoli ed era atto a scavalcare l'alveo dei Camaldoli (al giorno d'oggi per lunghi tratti interrato). E' a tre campate, con archi a tutto sesto, realizzato con blocchi di tufo giallo e trachite.
La lapide marmorea, invece, è incastonata in un blocco di trachite.



Chiusa questa parentesi e liberatasi la strada dal traffico, ho ripreso il mio cammino, lungo via Consolare Campana, in territorio di Villaricca. La strada ha marciapiedi molto larghi, per cui ho proseguito su questi; essendosi fatto buio, preferisco rischiare di meno. Dopo aver compiuto vari slalom fra auto, alberi e persone, mi fermo quasi al termine della strada, sul lato destro (venendo da Qualiano).


Sono rimasto colpito dai colori del tramonto: il cielo era rosso alle spalle delle montagne (suppongo appartenenti al gruppo del Massico, in prossimità dei comuni di Mondragone e Falciano), che grazie a questi giochi di luce erano ancora chiaramente visibili. I tralicci dell'alta tensione danno un tocco di "americano" a questa immagine. 






Poco più avanti, sul lato sinistro, c'è una masseria; Museo Diffuso mi dice che questa si chiama Masseria dei cassieri e che, a differenza di quello che pensavo questa non è abbandonata (nella foto si nota addirittura una luce accesa) ed è abitata da alcuni coloni.
L'edificio purtroppo non è nelle migliori condizioni, ciò nonostante si nota ancora chiaramente la torre colombaria, tipica  delle masserie della zona (come si può notare per esempio nella masseria Casola).




Dopo questa pausa, ho proseguito fino alla cosiddetta rotonda di Maradona, che segna il confine di Villaricca con i comuni di Marano di Napoli e Quarto, e da qui sono ho invertito la marcia e sono tornato verso casa.
Bilancio della prima escursione: percorsi 15km ho capito che devo procurarmi un caschetto e con un pantaloncino con il fondello.









Fonti
  1. Sistema Informativo Territoriale - Museo Diffuso - Ponte Surriento 
  2. Ipotesi storico-urbanistiche sull'origine e lo sviluppo della città di Qualiano - G. Sabbatino
  3. Sistema Informativo Territoriale - Museo Diffuso - Masseria dei Cassieri

mercoledì 25 luglio 2012

Inizio

Salve a tutti !!!
Mi presento, sono Oreste e nella vita sono uno studente di Ingegneria Informatica all'Università di Napoli "Federico II".

Circa due mesi fa, ho iniziato a praticare la corsa come hobby; non è il primo anno che all'avvicinarsi dell'estate inizio a praticare questo sport, ma sicuramente è la prima volta che lo pratico con costanza. Sto traendo molti risultati da questa attività: sto dimagrendo, sono più rilassato mentalmente, sto iniziando a coprire distanze che prima non immaginavo nemmeno ...

Ogni volta che corro, guardo tutto ciò che è sulla mia linea di vista e ho sempre lo stesso pensiero: sarebbe bello poter raggiungere il Vesuvio, visitare quella Masseria abbandonata, addentrarmi in quel terreno per dare un'occhiata ...
Ho iniziato a vedere la corsa come un mezzo per scoprire nuovi luoghi oppure quei posti che guardavo dall'auto o da un pullman in maniera distratta o fugace, a causa della velocità con cui mi spostavo.

Qualche giorno fa, per fare qualche variazione sul mio allenamento e alleggerire il carico su piedi e ginocchia ho iniziato a fare delle uscite in biciletta. Le sensazioni, i pensieri che avevo erano gli stessi di quando correvo, ma con le due ruote, il punto di vista è ancora differente. 
Proprio pochi giorni fa, ho letto su "La Repubblica" una frase di David Byrne: "Più lento del treno, più veloce del camminare, più in alto di un uomo. E' diventato il mio punto di osservazione privilegiato sul mondo". Non trovo parole migliori di queste per esprimere meglio il mio pensiero.

Ho iniziato a correre per vanità, adesso lo faccio per stare tranquillo e per scoprire la mia terra, tutto ciò che di solito guardo in maniera distratta o fugace. Questo blog per me è come il "diario di un viaggio" oppure come un "album fotografico" che custodisce qualcosa che voglio condividere. Presto scriverò il primo post riguardante un'uscita fatta qualche sera fa, ma spero di poter scrivere di tante altre escursioni, è una sfida personale in primis.
A Presto,
Oreste